Ven. Nov 27th, 2020

Mafia, questa conosciuta!

Dall’inizio dell’anno abbiamo partecipato a molti incontri formativi con esperti di diverso genere, quali tecnici, attori,  persone informate o che avevano fatto esperienza diretta in Cosa nostra. Tutte queste persone sono venute da noi per raccontarci quanto da loro vissuto, in modo che noi ragazzi, partecipando alle loro storie, riuscissimo ad acquisire una cultura della legalità e a diffidare di persone che magari s presentano come nostri amici, ma che in realtà vogliono aggirarci e coinvolgerci in qualche losca attività.

Guardando un po’ indietro nel tempo, possiamo rinvenire le origini di questa organizzazione malavitosa nel lontano Ottocento, quando i contadini siciliani, con le loro coltivazioni di limoni e arance, mandavano avanti l’economia di tutta la Sicilia, poiché i limoni venivano richiesti in città molto importanti come Londra o New York.

È noto che se per crescere i limoni hanno bisogno di tanta cura e di grandi investimenti, per rovinare il raccolto, invece, sappiamo che basta veramente poco, talvolta anche una breve interruzione d’acqua. Così i bulli di campagna, per farsi assumere come guardiani, cominciarono a danneggiare le piante, costringendo i padroni del terreno ad assumerli.

In poche parole, questi malfattori creavano volontariamente il disordine per poi garantire l’ordine!

Da qui nasce il paradosso della mafia, che si nasconde dietro a una presunta garanzia di protezione e ordine per consentire i propri traffici illeciti e i reati di varia natura.

È importante però ricordare che i mafiosi non chiamano Mafia la loro organizzazione, ma bensì “COSA NOSTRA” o con altri termini che si differenziano da territorio a territorio.

Cos’è allora questa Mafia?  Si tratta di una potente organizzazione criminale che gode di un forte consenso sociale e di forti relazioni con la politica, con le istituzioni e con l’economia.

In Italia ci sono diversi tipi di Mafia: Cosa Nostra in Sicilia, Ndrangheta in Calabria, Camorra in Campania, Sacra Corona Unita in Puglia e i Basilischi in Basilicata.

Inoltre c’è da dire che la Mafia, benché sia un’invenzione tutta nostra, non è solo in Italia, ma anche nel resto del mondo:Cosa Nostra americana, Cartelli Colombiani e Messicani, Mafia Albanese, Mafia Nigeriana, Mafia Russa, Yakuza in Giappone e Bande dei Motociclisti nel generale resto del mondo.

ADESSO ANALIZZIAMO QUALI SONO LE PRINCIPALI ATTIVITÀ LEGALI E ILLEGALI DI CUI SI OCCUPA LA MAFIA:

Possiamo affermare che la maggior parte delle attività sono tutte attività illegali e in genere riguardano l’organizzazione nel suo interno, anche se alcune volte capita che comuni cittadini rischino la vita soltanto perché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Uno dei sistemi maggiormente utilizzati dalla mafia e quello di uccidere la vittima e farla sparire senza lasciare tracce. Con questo metodo i mafiosi riescono a sfuggire alla giustizia perché senza il corpo della vittima non esiste alcun reato, quindi sono molti i casi in cui riescono a farla franca.

Come fa la mafia a intessersi nel tessuto economico restando nascosta allo stato controllore?

IL TRAFFICO DI DROGA

Il traffico di stupefacenti, è il sistema di compravendita illegale delle sostanze stupefacenti, queste attività vengono definite come una delle principali fonti di entrate di tutte le organizzazioni criminali

IL TRAFFICO DI ARMI

Anche il traffico di armi è uno dei business della mafia. Armi e droga sono le principali fonti di ricchezza.

IL PIZZO

Il Pizzo  è una tassa che la mafia tenta di imporre a chiunque gestisca un’attività economica. L’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso lo ha definito “IL COSTO DELLA PAURA”.Secondo i mafiosi tutti devono pagare il pizzo: commercianti, imprenditori, professionisti, artigiani, venditori ambulanti, supermercati…

L’USURA

L’usura è una vecchia pratica che consiste nel prestare soldi con interessi spropositati tali da rendere il rimborso quasi sempre impossibile. Anche l’usura è un reato, ma contrariamente a ciò che accade con il pizzo, sono i commercianti che vanno dai mafiosi a chiedere prestiti. L’usuraio è anche detto “CRAVATTARO” le cui continue richieste di denaro, finiscono per soffocare la sua vittima come il nodo mortale di una cravatta. Il prestito offre dapprima un beneficio, ma ben presto il commerciante entra in un tunnel che lo porta alla disperazione. Nell’impossibilità di estinguere il debito, gravato da forti interessi, il commerciante è spesso costretto a cedere al mafioso la propria attività e la propria azienda.

Perché’ scoppiano le guerre tra mafiosi?

Ogni famiglia mafiosa ha un suo territorio, che talvolta coincide con un paese. Spesso l’influenza esercitata da una cosca, viene messa in discussione da altre che cercano di espandersi per controllare un territorio e più interessi. Talvolta le guerre di mafia scoppiano per gelosia, per avidità, ma soprattutto per questioni di supremazia. Invece un boss che non gode più del “rispetto ” necessario per comandare, spesso viene ucciso.

Come viene combattuta la mafia ?

Per 150 anni è mancata la volontà di combattere la Mafia. Lo Stato ha guardato il problema con occhio distratto, limitandosi a reagire solo dopo qualche fatto eclatante, una strage, o l’omicidio di una persona importante. Solo nel 1982, dopo l’omicidio di Pio La Torre, deputato del Partito Comunista e da sempre nemico della Mafia e dopo la strage di Via Isidoro Carini a Palermo, dove perdono la vita il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carrara e l’agente di scorta Domenico Russo, viene introdotto nel Codice Penale il reato di Associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis).

Dopo questa prima ondata di violenza, lo Stato ha finalmente reagito!

Prima con l’approvazione della legge antimafia, il 13 settembre 1982, pochi giorni dopo l’uccisione del generale Dalla Chiesa, poi con il Maxiprocesso di Palermo,che si è concluso con pesanti condanne, confermate in appello e in Cassazione.

Si è trattato di un fatto storico! Infatti per la prima volta, e a seguito del più corposo processo penale della storia del Paese, l’impunità mafiosa veniva intaccata, grazie all’azione di coraggiosi magistrati raccolti in pool che per primi capirono che quello mafioso era un fenomeno da trattare come unitario, anche dal punto di vista giuridico.

Non faremo retorica quindi se, ancora una volta,  esprimeremo  il nostro debito di gratitudine agli eroi del nostro tempo, Falcone e Borsellino, un debito dovuto dalla Storia e dalla Memoria  alla legalità e allo Stato di Diritto!

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